Dalì. Il Sogno del Classico: la mostra a Palazzo Blu a Pisa

24 novembre

Dalì. Il Sogno del Classico: in mostra al Palazzo Blu di Pisa la produzione del genio catalano ispirata a Michelangelo e al Rinascimento italiano.
Dalì. Il Sogno del Classico, mostra a Palazzo Blu Pisa


Non lo nego, Salvador Dalì è tra gli artisti che mi rimangono più ostici, e sicuramente è tra i più sfruttati, sopravvalutati e maltrattati in mostre di qualsiasi tipologia e dalla qualità più o meno discutibile.
Sono andata a vedere Dalì. Il Sogno del Classico – Palazzo Blu, Pisa, dal 1 ottobre 2016 al 5 febbraio 2017 – con curiosità, ma anche prevenuta. Il risultato è che Dalì mi rimane sempre ostico; la mostra non ha grosse pretese, si visita in poco tempo, ma presenta al pubblico italiano un aspetto interessante di Salvador Dalì.

Dalì. Il Sogno del Classico si concentra esclusivamente sulla produzione dell'artista catalano legata al Rinascimento italiano e Michelangelo in particolare. Si tratta di oli su tela e disegni, realizzati questi ultimi per illustrare testi a stampa.
Tre sono i fatti fondamentali da ricordare, utili per comprendere la mostra: dal 1940 e il 1948 Dalì con sua moglie Gala si trasferiscono negli Stati Uniti per allontanarsi dagli eventi bellici che si stavano svolgendo in Europa; l'artista e sua moglie durante la loro vita viaggiarono molto in Italia, soprattutto dopo la fine della seconda guerra mondiale; nel 1982 muore Gala, moglie e musa di Dalì, e questo evento influenzerà anche la sua produzione artistica.


Dalì. Il Sogno del Clasico, mostra a Palazzo Blu Pisa

Tutto ciò che vediamo in mostra risale al periodo dal 1948, dopo il ritorno in Europa, quando Dalì era già stato espulso dal gruppo degli artisti Surrealisti, e si orienta da una parte verso un forte ritorno alla pittura classica, dall'altra parte inizia a fondere la sua pittura con le grandi innovazioni scientifiche di questi anni, come le nuove armi atomiche. L'opera che meglio sintetizza questi due aspetti è sicuramente Alla Ricerca della Quarta dimensione (1979), dove citazioni esplicite a Raffaello e Perugino sono accostate ad elementi atomici, fisici e metafisici.

Dopo alcuni video e didascalie che introducono alla vita dell'artista, il percorso si apre con tre opere che rappresentano Portlligat, Catalogna, subito dopo il rientro della coppia nella propria terra, dopo la pausa statunitense. Il paesaggio idealizzato fa da sfondo a Paesaggio di Portlligat (1950), L'Agelo di Portlligat (1952), Sant'Elena a Portlligat (1956). In tutte e tre le opere è sempre la sua amatissima Gala ad indossare le vesti dell'angelo e di Elena, madre dell'imperatore Costantino.

Nello stesso anno 1948, Dalì e Gala vengono in Italia, visitano Vicenza, Venezia, Roma e il Parco dei Mostri di Bomarzo. Dalì collabora come costumista e scenografo con Luchino Visconti per l'opera teatrale Rosalinda o Come vi Piace; frequenta la vita mondana e artistica italiana facendosi spesso fotografare dai rotocalchi nazionali.
Divina Commedia illustrata da Salvador Dalì

Ma il rapporto con l'Italia non è sempre stato positivo: nel 1950 viene incaricato dall'Istituto Poligrafico dello Stato Italiano di illustrare un'edizione della Divina Commedia, lavoro che porterà a termine in due anni. Tuttavia le stesse illustrazioni sono state fortemente criticate in occasione della mostra che si tenne a Roma, tanto da costringere l'Istituto Poligrafico a recidere il contratto con l'artista, e l'edizione non venne mai pubblicata in Italia. Di tutta risposta Dalì prese accordi con un editore francese e l'edizione della Divina Commedia illustrata Salvador Dalì venne pubblicata a Parigi nel 1960.

Dalì. Il Sogno del Classico è l'occasione per ritrovare tutte le illustrazioni esposte insieme. Realizzate ad acquarello, gouache e sanguigna, sono dei piccoli capolavori del disegno. Dalle forme più aguzze e spigolose dell'Inferno si passa a linee più dolci e morbide del Paradiso. E poi a me, questa faccenda dell'audioguida inclusa nel biglietto d'ingresso che ho trovato spesso ultimamente, mi piace molto e la trovo utilissima, anche perché invita la gente ad ascoltare e osservare più attentamente, piuttosto che parlare per le sale a voce alta.
Autobiografia di Benvenuto Cellini illustrata da Salvador Dalì

L'altro grande blocco di illustrazioni esposte in mostra sono quelle per l'Autobiografia di Benvenuto Cellini, realizzata durante la permanenza negli Stati Uniti. Anche qui non manca la costante e rassicurante presenza di Gala, che si occupa di scrivere le annotazioni a margine delle illustrazioni con il testo a cui fanno riferimento.


Pietà di Michelangelo, Salvador Dalì

La malinconia vissuta da Dalì alla morte di Gala nel 1982 è molto più evidente nelle pitture ad olio, in gran parte realizzate proprio a partire da questo evento. Si tratta per lo più di rielaborazioni pittoriche di sculture michelangiolesche, con l'iconografia surreale che contraddistingue l'artista come Eco Geologica. Dalla Pietà di Michelangelo (1982), a volte con un linguaggio molto più tagliente e incisivo come in Senza titolo. Mosè dalla tomba di Giulio II di Michelangelo (1982). Qui Dalì mette in risalto la rabbia di Mosè che viene ritratto nel momento in cui scopre il tradimento del suo popolo: il sentimento esplode dallo sguardo del Mosè con un fascio luminoso che parte dall'occhio e tutto il quadro è immerso in una luce infuocata.

Senza titolo. Mosè dalla tomba di Giulio II di Michelangelo

La mostra si chiude con un video per cui vale la pena prendersi qualche minuto in più, dove si racconta la nascita e lo sviluppo del folle Teatro-Museo Dalì a Figueres, città natale dell'artista.

Dalì. Il Sogno del Classico, a cura di Montse Aguer, direttrice Musei Dalí – Fundació Gala‐Salvador Dalí, è in mostra a Palazzo Blu, Pisa, fino al 5 febbraio 2017.
Biglietto intero 12 € con audioguida inclusa.

Le immagini sono state fornite dall'Ufficio Stampa MondoMostre.

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