Edward Hopper in mostra a Roma

06 novembre

Sessanta opere dell'artista americano Edward Hopper in mostra a Roma al Complesso del Vittoriano: non solo pittura, ma anche grande cinema.

Edward Hopper Roma, Complesso del Vittoriano
Edward Hopper, Second Story Sunlight (Secondo piano al sole), 1960, Olio su tela - New York, Whitney Museum of American Art
Dal 1 di ottobre al Complesso del Vittoriano a Roma è possibile visitare una mostra dedicata ad Edward Hopper, uno tra i più conosciuti artisti americani, che sono certa tutti abbiamo visto almeno una volta nella vita, direttamente o indirettamente. Mi spiego meglio: lo scopo di questa mostra è quello di indagare le diverse relazioni che ci sono tra la produzione di dipinti, disegni e incisioni di Hopper, e il grande cinema. Sono sicura che tutti hanno visto almeno una volta nella vita Psycho o La Finestra sul Cortile di Alfred Hitchcock; ecco, alcuni frame e scenografie di questi film sono ispriati alle opere di Hopper, come il terribile Bates Motel di Psycho che è ispirato al dipinto House by the Railroad. Non solo registi d'oltre oceano, ma anche nostrani, come Dario Argento e Michelangelo Antonioni, per le loro ambientazioni hanno sbirciato più volte la produzione di Hopper.

La mostra Edward Hopper è una raccolta di sessanta opere realizzate tra il 1902 e il 1960, dai primi studi, alle influenze europee, fino alle tipiche atmosfere sospese della sua produzione più nota: con un breve percorso espositivo e l'aiuto dell'audioguida inclusa nel prezzo, possiamo farci un'idea della personalità e della ricerca di questo artista.

Hopper Roma, Complesso del Vittoriano

La mostra si apre con un Autoritratto del 1903, quando Edward Hopper aveva solo 21 anni. Personaggio riservato e sedentario, schivo, poco amante della vita mondana, Hopper si afferma con una produzione figurativa, che spazia dal ritratto al paesaggio, dal nudo alle scene d'interno, in un periodo storico in cui sono le avanguardie a far da padrone negli ambienti artistici. Nonostante la sua posizione anti-avanguardista e per un certo senso “arretrata” rispetto alle nuove correnti artistiche, Hopper riesce a creare un linguaggio personale che alla tradizione unisce l'alienazione della vita moderna e l'estetica tratta dall'immaginario comune delle pubblicità, dei poster e del cinema.

Grande rilevanza viene data ai suoi soggiorni a Parigi, nel 1906 e nel 1909, che influenzarono il suo modo di dipingere. I primi paesaggi parigini sono tutti realizzati en plein air, così come facevano gli Impressionisti; ancora più evidente è l'influenza di Edgar Degas, come nella ballerina ritratta di spalle di New York Interior. Un omaggio ai grandi artisti del novecento europeo lo troviamo invece nei personaggi di Soir Blue: non solo Degas, ma anche Lautrec, Renoir per il soggetto, Picasso nel bevitore d'assenzio. Quest'ultima è una delle opere più rilevanti della mostra.

Edward Hopper Roma
Edward Hopper, Soir Bleu (Sera blu), 1914, Olio su tela, 91,8x182,7 cm - New York, Whitney Museum of American Art
Impossibile non notare le bellissime incisioni, dove ancora di più si nota l'impostazione cinematografica: vere e proprie inquadrature, come quella a volo d'uccello sulla strada di Ombre nella notte, dove la luce artificiale del lampione fuori campo disegna sull'asfalto ombre allungate a ricordare il cinema espressionista. Incisioni che possono tranquillamente essere parte di uno storyboard, situazioni sospese – o di suspance, per rimanere sul linguaggio cinematografico – che alludono a fatti che sono successi e che stanno per accadere nei frame successivi.
Hopper Roma
Edward Hopper, The Balcony (La balconata), 1928, Puntasecca, New York, Whitney Museum of American Art
Man mano che Edward Hopper iniza a definire sempre più il proprio linguaggio espressivo, si stacca dalla pittura en plain air per lavorare solamente in studio. La sala degli acquarelli e dei disegni ci da una versione più intima e riflessiva dell'artista, sempre più rivolta al paesaggio o agli interni piuttosto che alle figure umane. Non amava lavorare su commissione, e non amava intessere rapporti con i committenti; il disegno Studio per Casa Vicino alla Strada è l'unica eccezione: l'attrice Helen Hayes chiese a Hopper di realizzare il disegno della sua abitazione includendo i ritratti di sua figlia e il cagnolino. L'artista completa l'opera escludendo totalmente i ritratti.

Hopper Roma, Complesso del Vittoriano

Railroad Crossing (Passaggio a Livello) del 1923 è un'opera che realizza quando incontra Josephine, la donna che sposerà nel 1924 e con la quale passerà il resto della sua vita. Insieme fecero un viaggio in auto dal New England verso sud, alla scoperta della campagna americana, e da questo viaggio ne trasse diverse opere dove troviamo i soggetti più noti di Hopper: i passaggi a livello, gli incroci, le pompe di benzina, i binari del treno, case solitarie.
La sua relazione con Jo non è sempre stata rose e fiori. La sera di San Valentino del 1941, in piena crisi matrimoniale, Edward decise di andare da solo a vedere uno spettacolo di burlesque, e nel suo studio due giorni dopo riprodusse la ballerina nuda che danzava sul palco. Chiese però a Jo, all'epoca sessantenne, di posare per lui, e la ritrasse nel volto della ballerina, ma con il corpo sodo e i seni prosperosi della giovane spogliarellista.

Hopper Roma incisioni
Edward Hopper, Study for Girlie Show (Studio per Lo  spogliarello), 1941, Gesso su carta - New York, Whitney Museum of American Art
L'audioguida racconta diversi aneddoti legati alle opere in mostra e rende la visita molto più interassante. Il tempo vola fino all'ultima opera, Second Story Sunlight (Secondo Piano al Sole) del 1960, l'opera più tarda qui esposta. Proprio su quest'ultima opera è stato ricreato un set a fine mostra dove ogni visitatore può entrare in scena e diventare parte del paesaggio hopperiano. Attenzione a non guardare in camera!

La mostra Edward Hopper a cura di Barbara Haskell e Luca Beatrice rimarrà aperta fino al 12 febbraio 2017.
Roma, Complesso del Vittoriano, Ala Brasini.
Biglietto: 14 euro audioguida inclusa.

Tutte le immagini sono state fornite da Ufficio Stampa Arthemisia Group.

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6 commenti

  1. Descrizione molto efficace

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  2. Io amo Hopper! Andai alla mostra di qualche anno fa in Via del Corso... Amo la solitudine e la pulizia che emanano i suoi quadri. Non sapevo che avessero ispirato il cinema. Brava Claudie'!

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    1. Anche io l'ho vista la mostra a via del Corso!
      :-D Grazie per il brava!

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  3. Sono sincera, non ho visto i film citati e non conoscevo questo artista! Sono da rinchiudere? XD

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    1. Assolutamente da richiudere! Gravissimo!
      :D scherzo!
      Però Psycho vedilo, è un must!

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